Pakistan Italia: musica a confronto

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  October 26, 2021   

Quinto articolo della serie #seiodicotudici sviluppata in collaborazione con GiPI – Giovani Pakistani in Italia.

Dilfraz Afzal, nato in Pakistan e cresciuto in Italia, ci accompagna in un viaggio nella lunga tradizione musicale pakistana.

Leggi l’articolo precedente.

Pakistan Italia: musica a confronto

Uno dei migliori modi per conoscere una cultura nuova è attraverso la sua arte. L’arte diventa così un modo per scoprire i valori di una popolazione: un’occasione di scambio, un elemento di possibile integrazione.

La percezione delle arti in una determinata cultura, però, varia da paese a paese. In alcuni paesi, per esempio nel campo della musica, gli artisti hanno un riconoscimento del loro lavoro minore rispetto ad altri contesti culturali.

Che cosa sta alla base di queste differenze e in che modo, negli ultimi anni, in Pakistan queste differenze hanno cominciato a farsi sentire meno?

Pakistan: una storia in musica

Per trovare le risposte a questa domanda bisogna necessariamente capire il contesto storico del paese.

Il dominio Mughal

È necessario tenere a mente che la società odierna è plasmata sia attorno alla religione islamica sia, elemento più generale nel subcontinente indiano, dall’eredità culturale lasciata dal dominio Mughal, la dinastia che ha regnato quasi 300 anni sul subcontinente indiano prima che diventasse una colonia inglese.

Sotto il dominio Mughal una già florida cultura artistica creò un substrato comune per le arti, dalla Persia fino all’India meridionale, un substrato alla base della nascita della lingua urdu, che diverrà poi lingua nazionale del Pakistan.

Nel 1857, quando dopo un lento declino l’epoca dei Mughal giunse al termine, permettendo agli inglesi di ottenere il pieno controllo sul subcontinente indiano, l’eredità Mughal si disgregò in realtà sociali e culturali locali più piccole, a loro volta influenzate dal colonialismo e dagli scambi commerciali.

Gli effetti del colonialismo

Sotto il dominio inglese furono lentamente reintrodotte le differenze di casta, causa di ulteriore disgregazione di una società già frammentata.
Mentre la musica e l’arte erano lavori che non rendevano più, il percorso di integrazione fra i vari generi e stili iniziato sotto i Mughal rimaneva, trovando poi nuova linfa con il Rinascimento indiano, la corrente artistica dei primi anni del ’900 promossa dalle varie “societies”, i circoli culturali indiani.
Con lo svilupparsi di Bollywood a Bombay (oggi Mumbai) a partire dagli Anni Trenta, si evidenziava come una ricca società stesse dando una rinnovata importanza alla musica e alle arti visive, ora con un contesto industriale che rendeva possibile la distribuzione di massa.

Con la separazione fra India e Pakistan, i due paesi, che molto avevano avuto in comune fino ad allora da un punto di vista artistico, iniziarono a sperimentare nuovi percorsi.

Dopo il 1947 la allora capitale artistica pakistana, Lahore, diede nome e vita all’industria cinematografica di Lollywood.

Da quel momento l’arte, la cultura, e la musica popolare pakistane sono state fortemente plasmate anche da Lollywood.

Di fatto, L’industria cinematografica si è sviluppata grazie alla musica, alla grande tradizione musicale che il Pakistan aveva ereditato dal periodo Mughal.

Era, dopotutto, solo tramite la Radio, data la popolarità delle canzoni di un film che il film stesso rimaneva in circolazione per più tempo.

Se, con l’avvento della televisione, la musica ha visto un’ulteriore fioritura e un maggior consolidamento a livello nazionale, al tempo stesso era opinione abbastanza diffusa che la musica e il teatro fossero arti minori, non dignitose, dal punto di vista sociale e religioso.

Musica e religione

Gli artisti dovevano quindi, per avere un consenso maggiore, trattare di tematiche anche religiose. Per questo cominciò a salire l’importanza a livello commerciale del genere Qawali, o del Naat (brani musicali dedicati a Maometto).

D’altra parte per emergere a Lollywood era necessario aggiudicarsi la fiducia e la protezione dei grandi maestri e compositori, e diventarne discepoli.

Spesso molti artisti e musicisti meno noti dovevano fare anche altri lavori, come il barbiere o il cuoco, o l’operaio.

La musica pakistana fuori dal Pakistan

In questo contesto l’emigrazione verso i paesi arabi prima e l’Europa dopo ha rappresentato una seconda più recente fase per la musica pakistana.

Le comunità di emigrati organizzavano le “mela”, feste con concerto, invitando artisti emigrati della stessa comunità e, quando possibile, di fama internazionale. Di nuovo, era un impeto esterno a dare nuovo slancio alla musica e al mondo delle arti: alle “mela” venivano invitati anche pittori, scultori…

Lo stesso Nusrat Fateh Ali Khan, considerato una leggenda nel mondo della musica sia in Pakistan sia in India, ha avuto una enorme visibilità solo dopo essere stato invitato a esibirsi in Inghilterra.

L’oggi, il domani

Mentre in genere una famiglia pakistana auspica ancora che il figlio o la figlia studino medicina, giurisprudenza o ingegneria, piuttosto che dedicarsi alle arti, il più recente apporto esterno a cambiare notevolmente l’industria cinematografica e discografica in Pakistan è la rivoluzione digitale che tutti stiamo vivendo e che sta rivoluzionando il mondo artistico su scala planetaria.
Gli artisti – o, se vogliamo, i content creator – oggi hanno a disposizione piattaforme come YouTube, Soundcloud, e ancor più di recente, Tiktok. L’utilizzo del digitale a supporto della composizione e creazione di musica hanno reso più facile per tutti quantomeno il cominciare: si comincia magari per gioco, come hobby, ma sapendo che diventando virali si può davvero fare fortuna.

Quelle differenze sociali che ponevano gli artisti su un rango inferiore, che sotto i Mughal si erano alleggerite e nuovamente si erano rafforzate con gli Inglesi, oggi stanno scomparendo grazie anche a queste nuove opportunità.

Quando poi una persona raggiunge un sufficiente grado di fama e successo, spesso ottiene anche dei riconoscimenti dal governo.
Quest’anno, per esempio, ci sono stati alcuni importanti awards per i Tiktokers e instagrammers , come i PISA award e lo stesso governo ha chiesto ai giovani content creators di usare le loro piattaforme di sensibilizzare la prevenzione e la protezione durante il coronavirus.

Sono riconoscimenti come questo che rendono più semplice, rispetto alle tradizioni familiari, accettare che i figli intraprendano una carriera artistica.

Intanto in Italia…

E dopotutto in Italia la situazione non è molto diversa, sotto certi aspetti: manifestazioni quali il festival di Sanremo, X-Factor, o altri talent show sono considerati dai giovani una strada preferenziale per entrare nel mondo dello showbiz.

Le arti in Italia, se si considera l’aspetto storico, sono sempre state un punto di riferimento per i giovani, ed è anche tramite il mondo accademico che molti artisti che diventano famosi.

C’è un mercato della musica che segue le tendenze occidentali, e le nuove piattaforme digitali permettono di seguire la propria strada senza gravi remore od ostacoli. Ma, parlando con alcuni italiani un po’ più anziani, ho capito che la situazione era diversa anche solo una quarantina di anni fa, e anche presso alcune famiglie italiane c’era una forte resistenza se i figli avessero voluto, per esempio, iscriversi al DAMS.

Ancora oggi il mondo della musica è incerto: anche chi si diploma al conservatorio non è detto che riesca ad ottenere il ruolo desiderato. Per certo, in un panorama diventato così freneticamente veloce, il mondo accademico sta cercando di adeguarsi.

Quello che mi piace sottolineare, rispetto all’Italia, è che i contatti tra comunità pakistana e cultura del paese che la ospita diano sempre più spesso a una maggiore attenzione verso la cultura italiana da parte dei pakistani e che nuovi giovani talenti riescano, con le loro opere frutto della loro esperienza pluriculturale, ad annullare un’altra barriera: quella appunto causata dalla provenienza, riuscendo a interagire e a creare nuovi esperimenti e nuove dimensioni per una nuova arte che vada in direzione di una sana integrazione.

Dilfraz Afzal
Dilfraz Afzal è il presidente dei Giovani Pakistani in Italia che si è trasferito in Italia nel 2002, ove è rimasto fino al 2017 per poi trasferirsi in Inghilterra dove ha conseguito la laurea in giurisprudenza.
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Per scoprire di più del modello TCF, volto a fornire un’istruzione di qualità e livello internazionali per le giovani e i giovani delle zone più svantaggiate del Pakistan, visita le pagine dedicate al Programma Educativo e ai Programmi Comunitari su questo stesso sito.

Published by gipi

Giovani Pakistani in Italia è un gruppo di studenti universitari pakistani di seconda generazione che lavora per una sana integrazione fra la cultura italiana e quella pakistana.

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